Prenotazioni per i prossimi corsi!
Marhaban bi-kum! Si segnala che è possibile prenotarsi sin d’ora per un corso di livello “principianti” che inizierà all’inizio di Ottobre 2012: 30 ore complessive, con lezioni serali (20,30-22,30), il martedì, da due ore ciascuna.
Il numero dei partecipanti è limitato, perciò contattaci al più presto per prenotare il tuo posto nella classe!
Il mercoledì (20,30-22,30), sempre dall’inizio di Ottobre 2012, sarà invece il turno del livello “intermedio“.
Per quanto riguarda il livello “avanzato“, il giorno sarà concordato con gli interessati.
Si ricorda infine che a partire da qualsiasi momento, è possibile iniziare lo studio della Lingua araba in modalità individuale, seguendo il classico programma, oppure calibrando il percorso sulle più svariate esigenze, comprese quelle di coloro che devono sostenere un esame universitario di Lingua Araba.
10 aprile, 2012 Nessun commento
Martin Lings sulla lingua araba
D’altra parte il parlare è sempre stato considerato una delle glorie dell’umanità. Nel Giudaismo, e anche nell’Islam, troviamo la teoria per cui fu grazie alla rivelazione divina che venne insegnata ad Adamo la vera lingua, quella in cui il suono corrispondeva esattamente al senso. Questa concezione, secondo la quale il parlare primordiale dell’uomo fu tra tutte le lingue quella più perfettamente espressiva e onomatopeica, è senza dubbio oltre la portata di qualsiasi verifica filologica. Tuttavia la filologia ci può dare una chiara idea delle tendenze linguistiche comuni al genere umano, e nel farlo non c’insegna nulla che contraddica l’ipotesi tradizionale. Al contrario, ogni lingua a noi nota è una forma degradata di una qualche lingua più antica, e più torniamo indietro nel tempo, più il linguaggio si fa potentemente solenne; diventa anche più complesso, sicché le più antiche lingue conosciute, quelle che sono molte più antiche della storia stessa, sono le più sottili ed elaborate nella loro struttura, e richiedono una grande attenzione e presenza di spirito da parte di colui che le parla, più di quanto non lo esigano quelle posteriori. Il tempo tende a ridurre le singole parole nella forma e nella sonorità e a semplificare sempre più la grammatica e la sintassi.
È anche vero che, se il tempo riduce la qualità d’una lingua, questa avrà sempre, da un punto di vista quantitativo, il vocabolario necessario ai fabbisogni della gente, per esempio, a un sensibile aumento degli oggetti materiali corrisponderà un incremento nel numero dei nomi. E tuttavia, mentre nelle lingue moderne i neologismi devono essere creati artificialmente, aggiungendoli dall’esterno, nel caso delle lingue più antiche si può dire che possiedono, in aggiunta alle parole in uso, migliaia di parole non usate che, se necessario, possono essere prodotte organicamente, in virtù della quasi illimitata capacità di formazione delle parole inerente alla struttura della lingua stessa. In rapporto a ciò sono le lingue moderne che potrebbero essere chiamate ‘morte’ o ‘moribonde’, mentre quelle antiche, pur essendo ‘morte’, nel senso che non sono più in uso, restano organismi intensamente vitali.
Ciò non significa che le lingue antiche – e coloro che le parlavano – mancassero della virtù della semplicità. La vera semplicità, lungi dall’essere incompatibile con la complessità, spesso richiede una certa complessità per realizzarsi pienamente. Bisogna distinguere tra complessità, che implica un sistema o un ordine definito, e complicazione, che implica disordine e persino confusione. Un’analoga distinzione va fatta tra semplicità e semplificazione.
L’uomo davvero semplice possiede una fortissima unità, è completo e intero, non diviso interiormente. Per mantenere questa compatta integrazione, l’anima deve riaggiustarsi completamente a ogni nuovo insieme di circostanze, il che significa una grande flessibilità nei diversi elementi della psiche: ciascuno deve essere predisposto a compenetrarsi perfettamente con gli altri, a prescindere dallo stato d’animo. Questa stretta sintesi, su cui si basa la virtù della semplicità, è una complessità distinta dalla complicazione e ha la sua controparte nella complessità delle lingue antiche, a cui si applica di regola il termine di ‘sintetiche’, per distinguerle dalle moderne dette ‘analitiche’. È solo tramite un elaborato sistema di regole grammaticali che le diverse parti del discorso, simili ai diversi elementi dell’anima, possono essere declinate per integrarsi profondamente, dando a ciascuna frase qualcosa dell’unità concentrata propria della singola parola. La semplicità del linguaggio sintetico è comparabile in effetti a quella d’una grande opera d’arte – semplicità non necessariamente dei mezzi, ma dell’effetto totale; senza dubbio, al massimo grado doveva essere la semplicità della lingua primordiale e, potremmo aggiungere, dell’uomo che la parlava. Questa è la conclusione a cui giungono tutte le prove fornite dalla linguistica, e poiché il linguaggio ha un’importanza tanto fondamentale nella vita dell’uomo, essendo così intimamente legato alla sua anima, di cui è espressione immediata, tale testimonianza assume anche una fondamentale portata psicologica.
Un’eredità del passato, che è giunta sino a noi con un’integrità tutta speciale, e che pertanto è ben qualificata a servire da pietra di paragone, è la lingua araba. Ha avuto uno strano destino. Quando gli Arabi apparvero per la prima volta nella storia erano un popolo di poeti, con un’ampia e svariata gamma di forme metriche, la cui sola prosa era formata praticamente dal linguaggio quotidiano. Possedevano una rudimentale forma di scrittura, che solo pochi sapevano usare, e comunque preferivano trasmettere i loro poemi oralmente, restando con tutta probabilità fino all’avvento dell’Islam i più illetterati tra tutti i popoli semitici. Senza dubbio ciò spiega perché la loro lingua si fosse così ben conservata. Anche se la linguistica ha provato che si tratta del decadimento di una lingua più antica, ancor più complessa e sonorizzante, l’arabo era nel 600 d.C. più arcaico nella forma, e pertanto più vicino ‘alla lingua di Sem’, di quanto non lo fosse l’ebraico parlato da Mosè 2000 anni prima. Fu l’Islam, e in modo particolare il bisogno di registrare ogni sillaba del Corano con assoluta precisione, a obbligare gli Arabi del settimo secolo a scrivere; ma nel contempo il Corano impose il suo linguaggio arcaico come modello, e poiché doveva essere imparato a memoria e recitato il più possibile, l’effetto deleterio della scrittura fu controbilanciato dalla continua presenza dell’arabo coranico nella lingua degli uomini. Si sviluppò rapidamente una scienza per registrare e conservare l’esatta pronuncia, e la corruzione linguistica fu anche controllata dagli sforzi sostenuti dai musulmani, attraverso i secoli, per modellare il loro parlare su quello del loro Profeta. Come risultato la sua lingua è ancor viva oggi. Inevitabilmente si sono formati dialetti nel corso del tempo, attraverso la soppressione di una sillaba o l’unificazione di due suoni distinti in uno, o altre semplificazioni, e questi dialetti, che variano da un paese arabo all’altro, sono usati normalmente nella conversazione. Ma alla minima occasione formale si ritorna subito alla maestà e alla sonorità integra dell’arabo classico, a cui si fa anche spontaneamente riferimento nel corso della conversazione, quando qualcuno ha qualcosa di veramente importante da dire. D’altro canto, quei pochi che rifiutano per principio di parlare il linguaggio colloquiale, si ritrovano presi nel dilemma se astenersi completamente dalla ‘conversazione ordinaria’, o correre il rischio di produrre un effetto incongruente, come se fossero monelli di strada mascherati con vesti regali. Le chiacchiere inutili, ossia la rapida espressione di pensieri non soppesati, dovevano essere probabilmente un fatto sconosciuto nel passato, poiché era qualcosa a cui le lingue antiche non si prestavano, e se gli uomini pensavano in modo meno sciolto e si davano più da fare per strutturare l’espressione dei loro pensieri, di certo se ne davano ancor più per articolarli. Il sanscrito, con la sua meravigliosa gamma e varietà di suoni consonantici, racconta la medesima storia dell’arabo e ci induce alla conclusione che, in passato, gli organi preposti all’articolazione e all’udito erano assai più raffinati e sensibili di quelli odierni. Questa ipotesi è ampiamente confermata anche da uno studio della musica antica con tutta la sua sottigliezza ritmica e melodica.
da: M. Lings, Antiche fedi e moderne superstizioni, (trad. it.) Il Leone Verde, Torino 2002, pp. 20-24 (ed. or. 1965).
Martin Lings è anche autore della più seria ed avvincente biografia del Profeta dell’Islam pubblicata in una lingua europea: Il Profeta Muhammad. La sua vita secondo le fonti più antiche.
5 aprile, 2012 Nessun commento
Finalmente la nuova “Veccia”!
Quanti studenti di arabo hanno sudato su quella grammatica di arabo del 1937? Eppure, diciamocelo francamente, di meglio, in seguito, non è stato fatto. Per carità, i testi per lo studio dell’arabo pubblicati successivamente, in special modo negli ultimi vent’anni, hanno senz’altro dei pregi, ma il rigore e il metodo con cui l’autrice di quello storico libro di testo aveva redatto la Grammatica teorico-pratica della lingua araba, in due tomi, non è stato più eguagliato.
Per tutti questi decenni, la “grammatica della Veccia” – o semplicemente “la Veccia” – è stata sempre ristampata “fotomeccanicamente”, il che significava condannare il discente alla decifrazione dei caratteri a stampa dell’arabo in uso negli anni Trenta. Per non parlare degli esercizi, puntualissimi e rigorosi, che però abbondavano di termini tratti dalla “Letteratura araba” quali “emiro”, “servo”, “sultano” eccetera. Per sapere come si dice “come ti chiami” o “che ore sono” bisognava ricorrere a qualche altro libro… Eppure, sebbene con questi limiti dovuti al tempo, quella grammatica, per il modo in cui procedeva ed esponeva, con essenziali e precisi tratti, le regole basilari dell’arabo, restava – e resta – un modello insuperato. Specchio della stagione dell’arabistica italiana tra le due guerre mondiali, quando per esigenze di tipo pratico (“l’Impero d’Oltremare”), vi era l’esigenza di formare seriamente degli esperti.
Adesso, sempre edita dall’Istituto per l’Oriente di Roma e a cura di Maria Avino, esce una versione aggiornata del primo volume della Grammatica teorico-pratica della lingua araba (il secondo, per specialisti, resta invariato), questa volta suddiviso in due tomi: il primo contenente la grammatica vera e propria, coi capitoli che mantengono l’impianto originario e finanche i dettagli, salvo alcuni riposizionamenti dei capitoli stessi e l’aggiunta delle definizioni in arabo degli argomenti, che l’autrice aveva a suo tempo omesso per non ingarbugliare troppo – parole sue – le menti degli studenti già alle prese col latino e l’italiano.
Il secondo tomo del volume I, più voluminoso del primo, è dedicato agli esercizi (del resto, la parte ad essi riservata era preponderante anche nell’originaria edizione). Si tratta della parte che ha visto gli aggiornamenti principali: il lessico è stato aggiornato e finalmente vi è anche la soluzione degli esercizi! Inoltre, vi sono dei brevi richiami, con approfondimenti e schemi, alla parte della grammatica alla quale si riferiscono.
Tutto ciò premesso, da ascrivere senz’altro alle “notizie positive” della nuova edizione, va detto che qualcosa potrebbe – ma il condizionale è d’obbligo poiché una grammatica, per essere giudicata, va utilizzata – essere ‘peggiorato’. Se, difatti, si sentiva l’esigenza d’un ammodernamento dei testi degli esercizi, la vecchia edizione conteneva, in specie progredendo nelle sezioni dedicate ai verbi, molte frasi ed espressioni precipue della tradizione arabo-musulmana, tra cui anche stralci del Corano. Ora, una lingua non è una mera convenzione, né un modo per “tradurre” le medesime idee (oggi, per la verità, sempre più banali), ma un veicolo specifico non tanto di una “mentalità” quanto di significati superiori che danno senso alla vita degli uomini. Pertanto, va bene, sì, sapere come si dice “cellulare” o “caricabatterie” (e a ciò potrebbero bastare anche degli ottimi dizionari per immagini in circolazione), ma ciò non è essenziale per introdurre il discente nel ‘clima’ della lingua araba.
Ad ogni modo, sebbene con queste riserve che potrebbero essere sciolte in sede d’utilizzo della nuova edizione, è bene ribadire che la Grammatica teorico-pratica della lingua-araba di Laura Veccia Vaglieri resta un sicuro punto di riferimento per tutti coloro che intendono apprendere con serietà e metodo questa nobile e ‘magica’ lingua.
Per le informazioni su pagine, prezzo e dove acquistare il libro, leggi qua.
2 gennaio, 2012 Nessun commento
Luc-Willy Deheuvels – Grammatica araba
In uso presso l’Università di Venezia Ca’ Foscari, specializzata nell’insegnamento delle lingue orientali, quest’ottimo manuale della serie “lingua in pratica” edito da Zanichelli si compone di due volumi, ciascuno dei quali contiene due cd audio.
In totale si tratta di 30 lezioni, che comprendono un dialogo e/o un testo non vocalizzato, il “lessico” della lezione (con la relativa fraseologia), elementi di grammatica, la traslitterazione del dialogo/testo iniziale, la sua traduzione e una serie di esercizi, la cui soluzione – assieme agli stessi dialoghi/testi, questa volta vocalizzati – si trova provvidenzialmente in fondo a ciascun volume, dov’è possibile consultare anche un’appendice lessicale completa arabo/italiano ed italiano/arabo.
Un testo davvero consigliato per chi intende apprendere le basi della lingua araba con un approccio al tempo stesso rigoroso e “pratico”.
Questa una scheda sul sito dell’editore, da cui si può consultare anche un’anteprima.
8 giugno, 2011 Nessun commento
L’arabo attraverso il Corano
Grazie all’ottimo testo Arabic through the Qur’ân, di Alan Jones (The Islamic Texts Society, Cambridge 2005), è possibile apprendere la lingua araba a partire da esempi tratti esclusivamente dal libro sacro dell’Islam.
Il testo, in inglese, contempla quaranta unità nelle quali l’autore affronta tutte le regole dell’arabo in maniera semplice e lineare.
Al termine vi sono le soluzioni degli esercizi e un dizionarietto ricapitolativo dei termini proposti nelle varie unità.
Non sono compresi supporti audio, ma il problema è facilmente aggirabile utilizzando uno dei numerosi siti che propongono l’ascolto delle sure del Corano. Di seguito diamo conto di alcuni di essi:
http://quran.com
Il Corano in tutte le lingue, con testo in arabo vocalizzato/non vocalizzato e traslitterato.
http://www.quranexplorer.com/Quran/Default.aspx
Il Corano con testo in arabo e audio con undici lettori diversi.
http://www.quranflash.com/quranflash.html
Il Corano in arabo, con possibilità di scegliere fra vari tipi di grafie, cambiare sfondo e usare la lente di ingrandimento (necessita del software Flash player).
http://ar.islamway.com –> http://ar.islamway.com/recitations –> http://ar.islamway.com/recitations/chapters
Centinaia di letture diverse per ogni sura.
http://www.sufi.it/Corano/index4.htm
Interessante anche per approfondire il tema Sufismo.
http://www.mp3quran.net
Ottimo per lettori mp3.
http://corpus.quran.com
Questo sito contiene anche l’analisi del testo dal punto di vista grammaticale.
16 maggio, 2011 Nessun commento
L’arte della calligrafia
La calligrafia, assieme all’architettura, è probabilmente una delle più sublimi espressioni “artistiche” in ambito islamico. Per questo è un’ottima cosa, dopo aver appreso le basi della scrittura dell’arabo, cimentarsi con la calligrafia, che tra l’altro trova un fondamento nel libro sacro dell’Islam, il Corano, allorché esso fa riferimento al divino “Calamo” (96; 4).
Qui potete trovare un libro in .pdf, da scaricare, per un primo approccio all’argomento.
Inoltre, sempre sul sito Profumo.it, è possibile leggere molti nomi italiani in calligrafia araba.
21 aprile, 2011 Nessun commento
Una canzone per imparare l’alfabeto e i suoni dell’arabo
Su internet si trovano varie canzoni ideate per favorire la memorizzazione delle lettere dell’alfabeto arabo e dei relativi suoni.
Questa forse non è la più semplice, ma è la più bella:
نشيد لتعليم الحروف الهجائية
18 novembre, 2010 Nessun commento
L’alfabeto arabo letto da un professionista
Oltre che ascoltare, si faccia attenzione all’articolazione dell’apparato fonatorio necessaria per riprodurre fedelmente i suoni dell’arabo: video.
3 agosto, 2010 Nessun commento
La Lingua araba. Uno studio introduttivo all’argomento
Si sentiva in effetti la mancanza di uno studio introduttivo alla Lingua araba che non fosse qualcosa di simile ad una grammatica. Questo libro è perciò vivamente consigliato a chi si sta accingendo allo studio dell’arabo, ma anche a chi ha cominciato da poco a studiarlo. In 144 pp. sono spiegati con precisione, rigore scientifico e capacità di divulgazione tutti gli aspetti che il neofita deve conoscere al riguardo: quadro storico e culturale, quadro lingustico, scrittura, fonologia, morfologia, sociolinguistica dell’arabo contemporaneo.
Giuliano Mion
La Lingua araba
Carocci, Roma 2007
Dalla quarta di copertina:
Dove e da chi è parlato l’arabo? È vero che per la comunità musulmana è una lingua sacra? Che tutti i Paesi arabi hanno un’unica lingua ufficiale e che questa però non coincide con quella parlata? L’arabo, la cui scrittura va da destra a sinistra, è davvero così complesso? Pensato per chiunque si interessi del mondo arabo(fono)-islamico, questo libro presenta un profilo descrittivo generale della lingua araba. I temi trattati vanno dalla sua diffusione al suo ruolo all’interno della civiltà islamica, alle sue principali caratteristiche (scrittura, fonologia e morfosintassi), dalla questione delle divergenze fra il cosiddetto arabo classico e i dialetti a un rapido panorama delle dinamiche sociolinguistiche del mondo arabo contemporaneo.
15 luglio, 2010 Nessun commento
I prestiti linguistici dall’arabo all’italiano
In rete si trovano parecchi articoli dedicati ad un tema senz’altro meritevole d’attenzione, poiché se è vero che l’italiano è in primo luogo derivato dal latino e dal greco, l’influenza della lingua araba non è trascurabile, talvolta in termini e locuzioni ‘insospettabili’.
Proponiamo la lettura di due contributi di agevole lettura:
Gli arabismi nell’italiano (con qualche problema nella visualizzazione della traslitterazione dei suoni vocalici lunghi).
A proposito di etimi arabi nella lingua e nei dialetti italiani con alcuni riferimenti al francese e al provenzale.
Per chi vuol saperne di più: Giovan Battista Pellegrini, Gli Arabismi nelle Lingue Neolatine, con speciale riguardo all’Italia, Brescia, Paideia Editrice, 1972.
17 maggio, 2010 Nessun commento