Corsi di Arabo
Corsi di Arabo

Prenotazioni per i prossimi corsi (Febbraio 2015)!

arabo-300x198As-Salâm ‘alaykum!

Si segnala che è possibile prenotarsi sin d’ora per i corsi di Arabo on line che inizieranno alla fine di Febbraio 2015.

Il corso di livello “principianti” prevede 30 ore complessive articolate in lezioni serali da due ore ciascuna (il martedì dalle 20,30-22,30).

Questo corso è l’ideale per chi non sa assolutamente nulla dell’Arabo, oppure per coloro che hanno seguito un corso di pari livello in passato ma hanno ormai dimenticato tutto o quasi… Ma anche chi conosce l’alfabeto e poco più è bene che ricominci daccapo per consolidare le nozioni già acquisite, integrandole e sistematizzandole per poter poi proseguire nello studio dell’Arabo con maggior sicurezza.

Si ricorda che il numero dei partecipanti consentito dalla modalità on line è limitato, dunque se si è concretamente interessati a partecipare è bene prenotare in tempo utile, anche se può sembrare ancora troppo presto. Naturalmente, con “prenotazione” s’intende un serio e motivato desiderio di partecipare al corso, perciò un colloquio conoscitivo/motivazionale è necessario prima di prenotarsi.

A maggior ragione, un colloquio è indispensabile per accedere ai livelli “intermedio” ed “avanzato”: affinché tali classi siano quanto più possibile omogenee, serve infatti un test di livello preliminare.

Il corso di livello “intermedio” (30 ore in tutto) si terrà il mercoledì dalle 20,30 alle 22,30.

Quello di livello “avanzato” (30 ore in tutto) si terrà invece il  venerdì dalle 20,30 alle 22,30.

Si ricorda infine che a partire da qualsiasi momento è possibile iniziare lo studio della Lingua araba in modalità individuale, seguendo il programma stabilito per i tre suddetti livelli, oppure calibrando il percorso sulle più svariate esigenze, comprese quelle di coloro che devono sostenere un esame universitario di Lingua Araba.

Scrivici o contattaci su Skype per ricevere ulteriori informazioni!

7 ottobre, 2014   Nessun commento

Scrittura, Parola, Spirito

Citazione tratta da: Titus Burckhardt, Considerazioni sulla conoscenza sacra, (trad. it.) SE, Milano 1989, pp. 41-42.

burckhardt_conoscenza_sacraMolto significativo è il ruolo dominante della scrittura decorativa; essa ci consente di riassumere gli elementi e i diversi punti di vista di cui abbiamo parlato. La modulazione corretta della scrittura deriva dalla calligrafia, scienza che fissa la forma e i rapporti reciproci delle lettere e delle sillabe, e la cui legge artistica è ritmo puro – un ritmo che si evolve con una libertà che nessun’altra scrittura tollera. Alla scrittura si mescola, non senza intenzione simbolica, l’ornamento vegetale: viticci si sviluppano in filamenti ondulati dietro i tratti verticali delle più antiche iscrizioni delle regioni orientali dell’Islam, altrove le lettere stesse si trasformano in arabeschi vegetali; nell’uno e nell’altro caso vi è un riferimento alla connessione simbolica, attestata da diverse tradizioni, fra il Libro sacro e l’Albero del mondo. Inoltre, secondo l’ottica islamica, l’importanza della scrittura è legata al fatto che la parola è il veicolo più diretto dello Spirito [16]. Già l’arabo preislamico attribuiva il più grande valore alla parola e al linguaggio; e la dottrina islamica vede nella Parola coranica l’espressione stessa dello Spirito di Dio (Kalimatu Llâh), e ne venera la forma scritta come il corpo stesso del Verbo [17].

NOTE

[16] Le diverse correnti della teologia musulmana trovano la propria espressione negli stili della scrittura.

[17] Le dispute sulla natura creata o increata del Corano corrispondono esattamente alle discussioni dogmatiche sulle due nature del Cristo.

17 dicembre, 2014   Nessun commento

La discreta facilità del verbo arabo

dahdahSe c’è una cosa facile nello studio della lingua araba, questa è la coniugazione dei verbi.

È davvero una buona notizia!

Infatti il verbo, di solito (si pensi a lingue come il Francese o l’Italiano stesso), è in grado di far impazzire lo studente, con tutte le sue “irregolarità”.

Invece, per quanto riguarda l’Arabo, si tratta d’imparare un paradigma unico per tutti i verbi con radice triconsonantica (pochi sono quelli con radice quadriconsonantica), ed una volta appreso lo si applica anche a tutte le cosiddette “forme derivate” (dalla II alla X).

Certo, esistono alcune “irregolarità” (dovute alla presenza delle “lettere deboli” wâw e yâ’ nella radice), ma queste sono facilmente gestibili – alla luce di pochi accorgimenti riguardanti le combinazioni di vocali brevi e “lettere deboli” (su cui torneremo) – una volta che si è ben assimilata la regola generale.

Già che ci siamo, aggiungiamo anche qualche altra informazione di base sull’argomento.

Il verbo arabo non è dato all’infinito, bensì alla terza persona singolare maschile al passato. In altre parole, anziché “fare”, come per praticità riporta un qualsiasi dizionario arabo-italiano/italiano-arabo alla voce fa‘ala, si tratta piuttosto di “fece” o “ha fatto”.

Ci si chiederà allora che fine ha fatto l’infinito.

Esso è in Arabo un nome a tutti gli effetti, ovvero il cosiddetto masdar, che significando “fonte” ed “origine” ci ricorda che all’origine dell’azione vi è il nome. Il concetto del “fare” viene logicamente prima di un qualsiasi specifico “fare” in un tempo determinato.

Sull’uso del masdar, che in grammatica significa più precisamente “nome verbale” ed è gestito come un nome a tutti gli effetti (noi italiani abbiamo l’“infinto sostantivato”), si può aggiungere che l’Arabo non predilige una frase con un eccesso di verbi. Pertanto si noterà, strada facendo, una sovrabbondanza di nomi ove in Italiano si sarebbero usati dei verbi.

Tornando alla coniugazione del verbo arabo al passato, osserviamo che, logicamente, essendo il verbo fornito alla terza persona singolare maschile, dopo “egli fece/ha fatto” il paradigma prevede “ella fece/ha fatto”, per poi proseguire con le seconde persone singolari, maschile e femminile, e finire con la prima, che è unica per il maschile ed il  femminile. Dopo di ciò, si passa ai duali (ebbene sì, l’Arabo, specificatamente nella sua forma scritta, prevede anche il duale, come altre lingue), e poi alle persone plurali, sempre dalla terza maschile fino a “noi facemmo/abbiamo fatto”.

Certamente si può apprendere il paradigma dei verbi arabi anche partendo dalla prima persona singolare, come in Italiano e nelle lingue a noi più note, ma partendo dalla terza singolare maschile teniamo conto del modo intrinseco al sistema linguistico arabo di presentare il verbo.

paradigmaNei libri arabi per lo studio del verbo, oltretutto, le persone vengono organizzate in maniera ancora diversa: prima le terze persone (egli/ella/essi (due)/esse (due)/essi/esse), poi le seconde (tu m./tu f./voi (due), voi m./voi f.), poi le prime (io/noi). Ma questo è sinceramente un ordine dei fattori che per noi italofoni risulta particolarmente ostico, quindi lo possiamo anche ignorare.

Per ciò che concerne i modi del verbo, vi è poi da dire, in sintesi, che l’Arabo, oltre al passato, che nelle grammatiche italiane è chiamato “perfetto”, prevede i modi “imperfetto” ed “imperativo”.

Ma se per il secondo di questi due modi c’è da dire che esso concerne l’azione comandata, ordinata (es. “fa’!”, “fate!”), relativamente però solo alle seconde persone (per le altre esiste “l’esortazione”: es. “mangiamo”, “esca”, “bevano” ecc.), per il cosiddetto “imperfetto”, che non ha nulla a che vedere con il nostro imperfetto indicativo, basti qui osservare che esso serve a rendere moltissimi tempi verbali, tra i quali il presente indicativo, il futuro semplice, il congiuntivo, il condizionale e persino l’imperativo ed il futuro negativi.

Questo cosiddetto “imperfetto”, chiamato così dalle grammatiche italiane poiché rende tempi relativi ad azioni “non concluse” (quindi “non perfette”), è anch’esso facilissimo da gestire, poiché oltre alla radice triconsonantica presenta, per ciascuna persona, degli specifici prefissi (e talvolta dei suffissi), utilizzando per questi le lettere yâ’, tâ’, alif-hamza e nûn.

Ad ogni modo, lo studio del verbo arabo comincia sempre, per il discente non arabofono, dal passato, quindi per stimolare la curiosità dell’aspirante studente, forniamo, indicando anche gli accenti tonici, il paradigma di un verbo arabo trilittero regolare.

“Scrivere” (in realtà “[egli]scrisse/ha scritto”):

Singolari: kàtaba, kàtabat, katàbta, katàbti, katàbtu.

Duali: kàtabâ, katàbatâ, katàbtumâ.

Plurali: kàtabû, katàbna, katàbtum, katabtùnna, katàbnâ.

Come detto, i trilitteri regolari sono i verbi da studiare all’inizio per impratichirsi con la coniugazione e poi passare a quelli con più lettere (le “forme derivate”) e, solo successivamente, a quelli con le suaccennate “irregolarità”.

Concludiamo questo breve excursus sul verbo arabo segnalando qualche strumento utile:

tresso_verbo_araboC. M. Tresso, Il verbo arabo. Morfologia, paradigmi di coniugazione, forme base e forme derivate di verbi regolari, geminati, con radicale hamza e deboli, (Hoepli, Milano 2002).

O. Nahli, Lingua araba. Il sistema verbale (Pisa University Press, Pisa 2010).

Qutrub (“coniugazione dei verbi arabi”).

Acon Arabic Conjugator (gratuito solo per i verbi senza “irregolarità”): sulla home presenta per l’appunto il paradigma di “scrivere”, sia del “perfetto” che dell’ “imperfetto”, alle forme attiva e passiva, ordinato dalle prime alle terze persone.

25 novembre, 2014   Nessun commento

Dizionario Hoepli Arabo

dizionario_arabo_tressoEffettivamente se ne sentiva la mancanza.

È stata questa la sensazione che hanno provato tutti coloro che, ad un certo livello, si occupano di Arabo e di traduzioni dall’Italiano verso la lingua del Corano, quando nel giugno di quest’anno hanno ricevuto la notizia della pubblicazione del Dizionario Hoepli Arabo (Italiano-Arabo), curato da Claudia Maria Tresso con la collaborazione di Abdelouadoud El Omrani.

Perché fatti salvi quelli dello Jannotta[1], del Tillisi[2] e del Labanyeh[3] (quest’ultimo non citato nella bibliografia di riferimento dell’opera che qui segnaliamo) e le sezioni italiano-arabo dei dizionari pubblicati da Zanichelli e da Mondadori/Langenscheidt che per forza di cose propongono un numero limitato di voci, gli appassionati e gli esperti di lingua araba non avevano ancora a disposizione un sicuro e facilmente reperibile strumento per quanto riguarda le traduzioni dall’Italiano all’Arabo.

I dizionari italiano-arabo sin qui esistenti, infatti, o erano praticamente impossibili da trovare (a parte le copie “pirata” in pdf che circolano su internet) o erano affidabili fino ad un certo punto, pur trattandosi di lavori senz’altro utili e benemeriti.

Questo nuovo dizionario finalmente riempie una lacuna che cominciava ad essere piuttosto grave.

In 1.592 pagine, come recita la quarta di copertina, esso propone “11.000 lemmi selezionati secondo il criterio della frequenza d’uso, con l’aggiunta dei termini relativi all’ambito culturale arabo-islamico e ai settori della scuola, della sanità, dello sport e dell’informatica. 16.600 accezioni e oltre 36.000 esempi, frasi idiomatiche, locuzioni nominali e proverbi”.

Proprio gli esempi, le frasi idiomatiche e le locuzioni nominali, che accompagnano i vari lemmi, fanno di questo dizionario uno strumento essenziale per orientare il traduttore nel guazzabuglio di dubbi che l’attende ogni volta che si cimenta con la resa in Arabo di un testo in Italiano.

Ovviamente, lingua araba di riferimento è qui l’Arabo Moderno Standard, “varietà contemporanea della lingua letteraria usata nella comunicazione inter-araba, lingua nazionale dei moderni stati arabi e lingua ufficiale delle Nazioni Unite” (ancora dalla quarta di copertina).

L’Autrice, Claudia Maria Tresso, oltre che studiosa competente ed appassionata (cosa non scontata nel mondo delle università), si conferma come uno dei massimi esperti nel campo della traduzione (sua, tra le altre, quella dall’Arabo all’Italiano de I viaggi di Ibn Battuta), e perciò in grado di comprendere per diretta esperienza quanto vi fosse bisogno di un dizionario completo e di facile reperimento quel è quello da poco dato alle stampe.

La Hoepli si conferma infine una casa editrice all’avanguardia non solo nel campo delle lingue straniere in generale, ma anche della lingua araba in particolare.



[1] E. Jannotta, Dizionario italiano-arabo moderno, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1965 (dei tre qui citati in nota, questo a nostro modesto avviso è il migliore, dato che contiene moltissimi esempi fraseologici dei vari lemmi proposti).

[2] K.M. Tillisi, Dizionario italiano-arabo, Librarie du Liban, Beirut 1986.

[3] I. Labanyeh, Al Kalima. Vocabolario italiano-arabo, Top Media, Venezia 1995.

21 agosto, 2014   Nessun commento

La non facile scelta del libro di testo

libri_arabiLa scelta di un buon libro di testo di Arabo non è affatto scontata. Negli ultimi anni sono stati pubblicati molti libri, talvolta davvero ottimi,  ciascuno dei quali si distingue per determinate caratteristiche piuttosto che per altre.

E guai a scartare a priori un libro che anche all’occhio del docente esperto dovesse sembrare alquanto superficiale. Primo, perché un libro di testo – essendo anche uno strumento di lavoro – dev’essere usato,  prima di poter emettere una sentenza definitiva; secondo, perché anche quei libri indubbiamente meno validi di altri possono rivelarsi utili per particolari finalità didattiche.

Comunque, senza entrare nel merito di questo o quel libro di testo, intendiamo qui fornire alcune linee-guida per la scelta del libro migliore per una classe di Arabo.

Per prima cosa bisogna considerare chi si ha davanti. Nel senso che esiste una notevole differenza tra una classe di giovani universitari ed una composta da persone di varia estrazione socio-culturale e, soprattutto, con variegate motivazioni. Per non parlare della loro capacità di assimilare gli argomenti nuovi, entrando in gioco, volenti o nolenti, il fattore età.

Il libro di testo deve poi adattarsi anche alla personalità, o meglio all’impostazione del docente, il quale potrà tuttavia integrarlo, emendarlo, arricchirlo eccetera ove lo riterrà opportuno.

Fatto sta che un conto è studiare su una grammatica estremamente rigorosa, con soli esercizi di traduzione e non fornita di supporti audio per l’ascolto, un altro è apprendere l’Arabo attraverso un “corso” che, sebbene esponga la grammatica in maniera seria ma per forza di cose succinta, propone allo studente una vasta gamma di esercizi in grado di consolidarne le varie abilità linguistiche.

La prima – ma non è detto – viene incontro alle domande di chi vuole effettivamente “sapere tutto”, mentre il secondo tipo di testi offre una valida alternativa a chi cerca, mentre si appropria dei fondamentali della lingua, di sviluppare alcune abilità sacrificate da un approccio puramente “da linguista”: ad esempio quelle legate alla comunicazione orale.

Vi sono poi libri di Arabo che riservano un occhio di riguardo per i testi letterari, altri invece che insistono sui dialoghi e le espressioni idiomatiche. E sono, naturalmente, tutti utilissimi. Stiamo parlando – è bene ribadirlo – di libri ben fatti, curati da esperti acclarati del settore.

Ad ogni modo, siccome nessun libro è perfetto, l’aurea norma che sovrintende a tutto quanto premesso è che lo studente deve aver la fortuna di finire nelle mani giuste, cioè quelle di un bravo docente, il quale, una volta scelto il libro di testo sarà in grado di farne l’uso più consono in base a chi si trova di fronte, valutandone primariamente le motivazioni e gli obiettivi.

Ovviamente, se la richiesta degli studenti è quella di apprendere i primi rudimenti della lingua senza troppo addentrarsi nei meandri della grammatica e della sintassi, un manuale estremamente serioso sarà una scelta abbastanza infelice. Optando invece per un libro “meno impegnativo”, quand’anche solo da alcuni elementi della classe si elevassero richieste di maggiori approfondimenti, il docente può in qualsiasi momento fornire solo a costoro tutti i necessari rimandi bibliografici supplementari, al di là dei contenuti “limitati” del libro di testo adottato.

8 luglio, 2014   Nessun commento

Un viaggio in Marocco!

marocco_agosto_2011_gruppo_alessandra_30Si segnala che dal 13 al 23 giugno è previsto un viaggio culturale in Marocco che vedrà, in veste di accompagnatore dall’Italia, un nostro esperto di Lingua araba e di cultura arabo-islamica.

Si tratta di un’occasione da non perdere, poiché sono sempre più rare le occasioni per poter visitare un Paese arabo-musulmano assieme ad un esperto che affiancherà la locale guida parlante italiano.

La partenza sarà da Milano con volo diretto per Marrakesh, ma è possibile ricongiungersi col gruppo a Milano da altro aeroporto.

Il numero minimo di partecipanti è già stato raggiunto, pertanto il viaggio si farà (inshallah!).

Per ogni dettaglio, si legga la locandina e si prenda contatto al più presto con il tour operator indicato in calce.

A tutti coloro che parteciperanno: natamannâ la-kum safrat tayyibat (vi auguriamo buon viaggio)!

29 aprile, 2014   Nessun commento

Quale “Arabo” per la traduzione dall’Italiano?

tastiera-araboTalvolta capita di sentirsi fare la seguente domanda anche da professionisti del settore delle traduzioni: “Quale Arabo si deve utilizzare per la traduzione di un documento dall’Italiano all’Arabo?”.

Per “documento” qui s’intende una brochure informativa, ad esempio. È sempre più frequente infatti l’esigenza di tradurre in Arabo informazioni relative ai più svariati “servizi” erogati da Enti pubblici. Ma non solo.

Come sta la questione, è presto detto. Esiste una sola forma di Arabo scritto, dal Marocco all’Iraq, convenzionalmente chiamata Arabo Moderno Standard (AMS). Esso, ovviamente, può essere utilizzato anche per il registro parlato, ed è ciò che avviene nelle conferenze, nei “media” e, generalmente, nell’ambito dell’istruzione, compresa quella universitaria. L’AMS è, inoltre, la necessaria “lingua franca” utilizzata dagli arabofoni di differenti regioni del mondo arabo.

L’AMS è, in buona sostanza, una semplificazione dell’Arabo coranico (detto anche “letterario”, o “classico”, anche se i vari concetti non esprimono esattamente le medesime realtà), una lingua – la seconda – che ha le sue peculiarità sintattiche e lessicali, oltre che una capacità di sintesi ineguagliabile. L’AMS viene inoltre insegnato a tutti i bambini delle scuole dei Paesi arabi, cosicché si può a piena ragione parlare di una forte coesione linguistica di tutti i Paesi arabi (a differenza di quelli europei!).

Ma al livello della “vita di tutti i giorni”, cioè delle relazioni informali (in famiglia, con gli amici ed i colleghi, al mercato eccetera), esistono i “dialetti”, meglio detti “varianti regionali dell’Arabo”. Questi hanno anche dignità scritta (da non molto tempo, per la verità, ed in limitatissimi ambiti), comunque un qualsiasi “documento” in Italiano (da una brochure ad un sito internet, da un prontuario ad un libretto d’istruzioni eccetera), se non ci sono esigenze particolarissime (ad esempio, una circoscritta provenienza etnico-regionale dei destinatari della traduzione), va tradotto in AMS.

A questo punto, stabilito che con la moderna scolarizzazione tutti, più o meno, capiscono (almeno a livello scritto, poiché parlarlo è un altro paio di maniche) l’AMS, la scelta del tipo di Arabo da usare per la traduzione resta semmai un problema di lessico, che non dev’essere troppo complicato quando ci si rivolge alla “massa”, poiché il pubblico che – tanto per proporre qualche esempio – si rivolge ad un consultorio o ad un centro per l’impiego comprende tutti, gli “istruiti” come gli “ignoranti”, che a tutt’oggi non sono pochi nelle campagne da cui provengono molti immigrati che sono poi gli utenti dei servizi socio-sanitari.

Ma nemmeno bisogna farsi troppi problemi. L’Arabo che anche i meno scolarizzati hanno studiato a scuola (poco o tanto, bene o male, non importa) è l’AMS. Dunque, si tratta di non usare “paroloni” troppo difficili, fatti salvi gli irrinunciabili termini del lessico tecnico di volta in volta richiesto. La questione, insomma, è la stessa che si pone quando si tratta di redigere per gli italiani, e non solo per i “super-acculturati”, un documento il più chiaro e comprensibile possibile.

Per la scelta del traduttore dall’Italiano all’Arabo, infine, non esistono problemi particolari, sebbene alcuni committenti si pongano effettivamente il problema. Questo perché si tratta di tradurre in AMS, un registro linguistico che non è mai usato in nessun Paese arabo – nemmeno in Arabia! – nelle relazioni informali. La scelta, pertanto, cade sul traduttore che conosce meglio l’AMS (e, ovviamente, l’arte della traduzione), e poco importa che si tratti di un maghrebino, un egiziano, un mediorientale o un arabo d’Arabia.

A ciò va infine aggiunto che, stabilito che la traduzione dall’Italiano all’Arabo è preferibile che venga effettuata da un madrelingua arabo (purché conosca perfettamente l’Italiano)*, è sempre buona cosa completare il lavoro con una revisione da parte di un italofono abile quantomeno nella traduzione dall’Arabo all’Italiano.

In alternativa, specialmente per i lavori che presuppongono particolari competenze linguistiche, si può optare per un lavoro “in tandem”, affiancando i due traduttori – l’arabo e l’italiano – che così possono procedere consultandosi ed integrando le rispettive conoscenze mano a mano che avanza il lavoro.

 

(*) Per la traduzione dall’Arabo all’Italiano vale invece il discorso inverso, confermando la validità di tutto quanto segue.

9 aprile, 2014   Nessun commento

Le divine simmetrie della calligrafia araba

alif_cerchioLà dove il Corano giganteggia, l’arte della calligrafia (khatt), in quanto funzionale alla trasmissione della parola di Dio, ha sempre rivestito un ruolo di estrema rilevanza. Anche perché, dal momento che la legge islamica vieta la rappresentazione iconografica della divinità, non esiste altro modo, all’infuori del khatt, per veicolare visivamente i contenuti del messaggio rivelato.

Da qui l’inevitabile e turgido proliferare di stili (più o meno elaborati) e di tecniche, le più raffinate, per mezzo delle quali il calligrafo (armato di qalam, una penna di canna secca) si sforza di interpretare le pieghe più nascoste (e virtualmente infinite) della rivelazione coranica, aiutato – in questo compito – dalla singolare flessuosità dell’alfabeto arabo, i cui grafemi si prestano meravigliosamente alle manipolazioni ortografiche più audaci ed eleganti.

Per essere tale, data per l’appunto la sua sacralità, una calligrafia coranica deve nondimeno sottostare a dei criteri prestabiliti, quali «l’armonia della scrittura» e «l’economia grafica»; principi che fanno sì che ogni lettera o consonante – l’alfabeto arabo ne conta 28 – si leghi alle altre, in ossequio a determinate esigenze di sintesi e di simmetria.

Non dalla fantasia o dalla creatività dell’artista deriva, dunque, la bellezza di un testo calligrafico, bensì – trattandosi di un’arte oggettiva – dal rispetto di aurei e precisi rapporti di proporzione, nonché dall’abile interazione di curve, di rette e di punti che, opportunamente combinati, conferiscono alle parole del Corano una veste esteriore adeguata alla santità del loro significato intrinseco.

L’alfabeto arabo è, infatti, basato su tre coordinate: l’alif (la prima lettera del’alfabeto, che ha la forma di una retta verticale), il punto e il cerchio. Il punto è l’unità di misura della alif, la cui lunghezza determina il diametro del cerchio, all’interno del quale si inscrivono tutte le altre lettere.

Il primo stile calligrafico e raggiungere una certa diffusione fu la scrittura kûfica, dall’omonima località irachena da cui si pensa abbia preso avvio e dove aveva sede, nel primo Medioevo, una delle più importanti scuole di grammatica. Si distingue dagli altri stili in seguito prevalenti (hijâzî, naskhî, thulth) per il suo andamento geometrico e spigoloso, ideale per la realizzazione di epigrafi e di iscrizioni monumentali.

Le lettere dell’alfabeto kûfico sono espresse graficamente da tratti orizzontali corti e dritti, che si intersecano con tratti verticali lunghi, abbinati a circoli spessi e massicci, dando all’insieme della frase (o del passo coranico trascritto) un aspetto tendenzialmente statico, mentre più dinamico e gradevole all’occhio risulta il kûfico «fiorito», ingentilito da riccioli, abbellimenti e piccole decorazioni, appunto, floreali.

 

Tratto da: Angelo Iacovella, 101 storie sull’Islam che non ti hanno mai raccontato, Newton Compton Editori, Roma 2011, pp. 64-66 (qui in formato e-book)

24 marzo, 2014   Nessun commento

Leggere a voce alta!

kuttabDurante l’apprendimento dei primi rudimenti d’Arabo ci sono alcuni esercizi che non è bene trascurare per appropriarsi in un tempo accettabile di quelle fondamentali abilità che costituiscono la base d’ogni successivo progresso.

Tra queste – come già osservato – vi è senz’altro la capacità di distinguere agilmente le lettere dell’alfabeto. Ma ciò non si limita alla decifrazione del mero segno grafico, bensì alla sua traduzione in un suono. Insomma, bisogna essere in grado di saper pronunciare, prima distintamente e poi nelle varie parole, i suoni dell’Arabo relativi alle diverse lettere, non bastando perciò saper riconoscere che questa è una bâ’, quella è una tâ’ e quell’altra ancora è una thâ’ eccetera.

Ciò è precondizione per poter leggere, ma non è certamente sufficiente.

Quindi, per operare il necessario salto di qualità bisogna assolutamente entrare nell’ordine d’idee di leggere a voce alta. Sì, perché c’è tra gli studenti principianti l’abitudine – dura a morire (per pigrizia, ma anche per imbarazzo ecc.) – di leggere “con gli occhi” e basta, mentalmente. Il che è quanto di più sbagliato si possa fare.

La dimostrazione è presto servita: quando chi si ostina a non leggere a voce alta viene interpellato in classe dal docente, fa regolarmente una ben magra figura, anche se s’era convinto d’essere già abbastanza bravo.

L’apparato fonatorio deve infatti abituarsi, come qualsiasi altra parte del nostro corpo, a riprodurre i suoni dell’arabo, i quali non sono tutti d’immediata acquisizione, beninteso, ma nemmeno sono impossibili da riprodurre!

A tal fine, la cosa ottimale sarebbe poter disporre, a casa propria, di un… arabofono, da interpellare regolarmente. Ma siccome questa è la condizione di pochi privilegiati, in alternativa si consiglia vivamente di procurarsi delle buone registrazioni, inizialmente limitate ai meri suoni dell’alfabeto, per poi passare, quando si è in grado di distinguere le lettere legate in successione, ad elenchi di parole e semplici frasi.

I libri in commercio ormai non mancano, come quello ottimo pubblicato da Assimil. Oppure ci si può affidare ad alcuni siti che propongono esercizi d’ascolto progressivi e ben congegnati.

Ma una cosa dev’essere chiara sopra ogni altra: bisogna leggere a voce alta!

23 dicembre, 2013   Nessun commento

L’Arabo e l’editoria italiana – 1: Hoepli Editore

Abbiamo già segnalato che questo è un periodo propizio per l’editoria che si occupa dell’Arabo e della relativa didattica. Indubbiamente è un buon segno, sempre che si sappia selezionare qualitativamente tra la mole di materiali in crescita e, soprattutto, si sia in grado di capire l’uso adeguato e specifico di ciascuno strumento di lavoro disponibile.

Così, se per decenni i testi di riferimento sono rimasti sempre gli stessi, a partire da una quindicina d’anni (con un picco evidente in quelli recentissimi) ogni casa editrice ha dato alle stampe un volume (o una serie di volumi) dedicato all’apprendimento della Lingua araba.

In questa segnalazione vogliamo occuparci dei testi pubblicati dalla Hoepli, che, dopo il testo di Claudia Maria Tresso Lingua araba contemporanea. Grammatica ed esercizi (1997 e successive ristampe), ha pubblicato un corposo volume a tre mani (O. Durand, A. D. Langone, G. Mion) dal titolo Corso di Arabo contemporaneo (2010).

tresso_lingua_arabaIl primo è una vera e propria grammatica con esercizi, come ricorda il sottotitolo. Ciascuna “lezione” spiega un argomento, con dovizia d’esempi, sempre molto semplici e perciò chiari e di facile assimilazione. Dopo di che vi si trovano un “vocabolario” coi termini nuovi, alcuni esercizi ed uno o più dialoghi, riprodotti nei due cd che si trovano a corredo del libro (nel ’97 c’erano le cassette…). Completano il tutto le soluzioni degli esercizi, le tabelle dei verbi ed un vocabolario che riproduce (in ordine alfabetico, secondo una predilezione dell’autrice (*), nella sezione arabo-italiano) i vari termini incontrati nelle diverse lezioni in cui si suddivide il libro.

Il testo redatto dai tre succitati autori, invece, anch’esso corredato da due cd per l’ascolto, ha un’impostazione differente, meno “grammaticale” ma egualmente rigorosa.

Si comincia con un testo (non vocalizzato) al quale segue l’elenco delle parole nuove, date anche in traslitterazione, cosicché lì si sopperisce alla ‘lacuna’ – voluta evidentemente dagli autori – presente nel testo stesso intorno al quale ruota – con esercizi ed approfondimenti, anche “culturali” – ciascuna unità di studio.

Le nuove regole grammaticali sono spiegate subito dopo, con esempi e specchietti molto precisi, questa volta forniti in testo arabo vocalizzato.

Dopo di che segue un secondo testo, con la successione degli argomenti che si ripete come per il primo testo dell’unità in questione.

Gli esercizi, infine, permettono di fissare sia il lessico sia le espressioni idiomatiche presenti nei due testi, nonché le basilari regole grammaticali e sintattiche ivi presentate.

tresso_verbo_araboClaudia Maria Tresso ha poi redatto sempre per Hoepli (2002) anche un testo intitolato Il verbo arabo. Recita il sottotitolo: Morfologia, paradigmi di coniugazione, forme base e forme derivate di verbi regolari, geminati, con radicale hamza e deboli. Dopo una prima parte dedicata al sistema verbale arabo (sul quale abbiamo segnalato anche questo studio), la seconda – quella più corposa – è riservata ad oltre centotrenta paradigmi di coniugazione. Cosicché anche i verbi più ostici a causa della presenza in radice di “lettere deboli”, hamza e quant’altro li caratterizza come “difficili”, possono essere agilmente coniugati. Non si tratta dunque di un libro per neofiti, ma per chi, dopo averci “provato”, ha deciso che vuole andare avanti nella “sfida” con l’Arabo. E sebbene oggi su internet vi siano ottimi strumenti per la coniugazione dei verbi, un libro come questo, che mette a disposizione di un pubblico italiano quanto è già disponibile da tempo in Arabo sullo stesso argomento, è senz’altro da possedere nella propria biblioteca di “arabista”.

L’editore Hoepli non è certo da questi ultimi anni che si occupa di Arabo. Nel 1913, agli albori della “avventura coloniale” italiana nella “Quarta sponda”, dette infatti alle stampe uno studio di Eugenio Griffini dal titolo L’arabo parlato della Libia – Cenni grammaticali e repertorio di oltre 10.000 vocaboli, frasi e modi di dire raccolti in Tripolitania (ristampato dalla Cisalpino-Goliardica di Milano nel 1985, la stessa che ha ripubblicato la traduzione del Corano di L. Bonelli).

Segnaliamo infine che sempre la Hoepli ha recentemente pubblicato un importante libro di testo dedicato agli arabofoni che intendono apprendere l’Italiano, sul quale torneremo diffusamente in seguito.

(*) Per la stessa casa editrice è da tempo in preparazione, a cura di C.M. Tresso, un Dizionario Arabo-Italiano che vede i lemmi arabi elencati secondo l’ordine alfabetico, e non secondo l’appartenenza ad una radice. Il catalogo Hoepli per l’Università del 2011 lo dava come “pubblicazione prevista”, tuttavia non risulta ancora uscita.

24 ottobre, 2013   Nessun commento