Considerazioni sulla scelta di un “dialetto” arabo da studiare

“Ma quante ‘lingue arabe’ esistono?”, si chiede ad un certo punto lo studente di Arabo alle prese con la versione per così dire “standard” dell’Arabo che intenda comunicare, oralmente ed in maniera informale, con un interlocutore arabofono.

Questa mappa dei “dialetti arabi” pubblicata sul sito della rivista di geopolitica “Limes” fornisce in maniera visiva ed immediata una prima risposta al problema posto dalla presenza di un’ampia gamma di “dialetti” o varianti regionali dell’Arabo.

A fronte di una Lingua Araba “standard”, e cioè uguale per tutti i Paesi arabi per ciò che concerne la comunicazione orale formale e pressoché tutta la produzione scritta (il che non è poco!), esiste infatti una miriade di versioni locali della medesima lingua. La lingua parlata dalla gente del posto ogni giorno nelle situazioni più ordinarie, con la quale convive, rinforzata dalla scuola, dai media e dalla cultura, la lingua Araba standard (quella della famosa Aljazeera, per intendersi).

Ma non c’è da stupirsi di questa situazione, se si pensa solo alle differenze tra il nord, il centro e il sud della nostra penisola… Assai piccola se confrontata con le terre che si estendono dal Marocco all’Iraq!

Per quanto riguarda il mondo arabo, ovvero quello dell’arabofonia, le differenze è dunque scontato che esistano tra il Marocco, l’Egitto, la Siria, l’Arabia eccetera, anche perché vi sono sostrati linguistici preesistenti che pretendono i loro ‘diritti’. A dire il vero, esistono varianti interne ai singoli Paesi arabi: tra Damasco ed Aleppo esistono differenze anche rimarchevoli, così come tra l’alto e il basso Egitto, tanto per fare due esempi tra i molti possibili.

Semplificando, si possono però individuare alcune “regioni”, o macroregioni, non evidenziate dalla cartina, caratterizzate da una certa omogeneità linguistica utile anche ai fini dello studio di un “dialetto” per chi arabofono non è: area maghrebina, Egitto, area siro-palestinese (Shâm, che include anche Libano e Giordania), area mesopotamica (Iraq), Arabia e Paesi del Golfo. Ovviamente da questa classificazione dei “dialetti arabi” in macroregioni restano fuori alcune parlate (Yemen e Sudan, per esempio), ma essa ci serve per focalizzare un punto importante per chi, ad un certo punto, sceglie di approfondire la conoscenza di questa o quella “versione regionale” dell’Arabo.

Nella scelta, il criterio dell’interesse personale è la guida principale, nel senso che saranno le esigenze di studio, di lavoro e così via a determinare quale “dialetto” approfondire, a partire, preferibilmente (per noi non arabofoni), da un’ottima base di Arabo “standard”. Certamente vi sono versioni locali, come quella siro-palestinese o egiziana, che garantiscono una comunicazione più efficace quasi ovunque, ma se per motivi personali si dovesse aver a che fare con marocchini o tunisini è ovvio che la scelta cadrà sull’Arabo “medio” maghrebino.

La questione non riguarda naturalmente chi studia l’Arabo per imparare a tradurre testi scritti, o è intenzionato a progredire nella conoscenza della versione “alta” per diventare interprete di conferenza (eh sì, per la comunicazione interaraba l’Arabo standard è la lingua franca!). Per non parlare di chi ha interesse a carpire i segreti del Corano o anche solo quelli, assai meno profondi, di un’emittente satellitare panaraba.

A facilitare tuttavia quello che potrebbe a prima vista sembrare un arduo compito c’è il fatto che oramai l’Arabo moderno standard, semplificazione grammaticale e sintattica di quello per così dire “classico”, è conosciuto dalla maggioranza della popolazione arabofona. Ed inoltre vi è da dire che l’apprendimento di un “dialetto”, o anche di una versione dell’Arabo “macroregionale”, è da farsi in loco, frequentando la gente del tal posto quotidianamente, fermo restando che anche il “dialetto” ha le sue regole (tutte attestate sulla parola d’ordine della “semplificazione”).

Si osservi infine che anche l’Arabo standard è suscettibile di vari livelli di semplificazione, per cui lo si può usare addirittura interpolato da tutti quegli inserti (fonologici, lessicali, grammaticali e sintattici) che con l’andar del tempo, frequentando un Paese arabo, si riuscirà a padroneggiare.

È infatti molto probabile che la scelta della variante “regionale” dell’Arabo da apprendere coinciderà con quella in uso nel Paese in cui ci si è stabiliti per studiare l’Arabo standard. Col che si prenderanno i classici due piccioni con una fava, anche se lo stesso proverbio, in Arabo, suona così: “Colpire due uccelli con una sola pietra”!

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